Pochi giorni fa, la casa editrice Lumien ha fatto una cosa che non tutti gli editori fanno: ha pubblicato sul proprio sito il contratto standard che propone agli autori. Puoi leggerlo prima ancora di mandare il manoscritto, senza dover aspettare un’offerta e senza dover chiedere.
È un gesto di trasparenza che merita riconoscimento. Detto questo, pubblicare un contratto non significa che sia equilibrato in ogni sua parte. E un autore che firma senza averlo letto — o senza averlo capito — potrebbe trovarsi in una posizione scomoda.
👉 Leggi la mia Guida introduttiva al copyright per conoscere i concetti utili a capire il contratto.
L’ho letto articolo per articolo, con la legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore aperta sul tavolo. Quello che segue è quello che ho trovato.
La buona notizia: quello che funziona
Partiamo da ciò che tutela davvero l’autore, perché ci sono clausole scritte bene e vale la pena riconoscerlo.
La più importante è quella sul pagamento: il contratto dice chiaramente che all’autore non viene chiesto nessun contributo per la pubblicazione, la produzione o la distribuzione del libro. Se questa promessa venisse disattesa, il contratto si risolve automaticamente. Non è un dettaglio: esclude Lumien dalla categoria delle cosiddette case editrici a pagamento, che in Italia sono più diffuse di quanto si pensi e che spesso si presentano come editori tradizionali.
Il contratto divide correttamente le responsabilità sui contenuti. L’autore risponde di quello che ha scritto e consegnato. L’editore risponde delle modifiche che decide di fare autonomamente durante il processo redazionale. Se nasce una contestazione per qualcosa che l’editore ha cambiato senza chiedere, il problema è dell’editore. Sembra ovvio, ma molti contratti non lo dicono.
Il diritto di prelazione — cioè l’obbligo di offrire all’editore il libro successivo prima di andare altrove — è limitato alle opere nello stesso universo narrativo o con gli stessi personaggi. Significa che puoi scrivere qualsiasi altra cosa e pubblicarla dove vuoi, senza dover passare prima da Lumien.
L’editore si impegna a informare l’autore sui premi letterari a cui l’opera può partecipare, ma la decisione spetta all’autore. E i dati di vendita vengono aggiornati mensilmente e resi disponibili su richiesta.
Le zone d’ombra: quello che vale la pena sapere
Ora la parte più delicata. Nessuna delle clausole che seguono è necessariamente illegale o scorretta, ma alcune sono asimmetriche e un autore che non le conosce potrebbe non accorgersene finché non è tardi.
Il contratto scade, ma non tutti i suoi effetti
La durata è di cinque anni. Fin qui, nella norma. Il nodo da attenzionare è che alla scadenza l’editore può continuare a vendere le copie già stampate e soprattutto può continuare a esercitare i contratti già stipulati con terzi — traduzioni, edizioni in altri paesi, adattamenti — anche dopo che il vostro rapporto è ufficialmente finito. In pratica, i cinque anni valgono per il rapporto diretto tra te e Lumien. I diritti già ceduti ad altri rimangono in piedi fino a esaurimento naturale di quei contratti.
I diritti digitali: accordo da fare, ma quando?
Il contratto cede fin da subito tutti i diritti digitali, in tutte le forme esistenti e future. Il contratto rinvia a un “addendum”, da firmare prima della messa in commercio, i dettagli specifici dell’edizione ebook. Questo documento aggiuntivo non è allegato al contratto, non ha un termine entro cui deve essere firmato e non dice cosa succede se le parti non si accordano. Nel frattempo, la cessione è già avvenuta. È una zona grigia che conviene affrontare prima di firmare, chiedendo che l’addendum venga almeno abbozzato contestualmente al contratto principale.
EDIT: nella discussione su Instagram, Lumien ha chiarito che fornisce l’addendum contestualmente al contratto, ma che sul sito ha deciso di pubblicare solo il contratto.
Cedere i diritti a terzi: il consenso non è salvifico
L’editore può cedere a terzi tutti i diritti secondari — per l’Italia e per tutto il mondo, per qualsiasi lingua — impegnandosi a informare l’autore e a “richiederne il consenso”. In teoria è una garanzia. In pratica, il contratto non dice cosa succede se l’autore non consente, non fissa termini, non prevede conseguenze. Un consenso senza meccanismo di tutela rischia di essere una formalità.
Il macero: 30 giorni di preavviso via email
Trascorsi 24 mesi dalla prima edizione, l’editore può decidere di mandare al macero tutte le copie che vuole. L’obbligo è solo quello di avvisarti con 30 giorni di anticipo, via email. Puoi acquistare le giacenze, ma non puoi fermare il macero. Se hai cambiato indirizzo email senza aggiornare l’editore, perdi anche questo preavviso.
Nuove edizioni: lavoro gratis
Se il contratto va avanti e si arriva a una nuova edizione, l’autore è tenuto ad aggiornare o modificare l’opera. Senza compenso aggiuntivo — la percentuale sulle vendite è già tutto quello che riceverà, per qualsiasi revisione venga richiesta.
Le royalties: medio-alte, ma le esclusioni sono tante
Il compenso parte dal 10% sul prezzo di copertina (al netto dell’IVA) fino a mille copie vendute, sale all’11% tra mille e duemila, e al 12% oltre. Non è una percentuale scandalosa per una casa editrice medio-piccola. Segnalo, però, che dal conteggio sono escluse le copie omaggio, le copie di saggio, quelle per la stampa e per i premi, le “tredicesime” alle librerie, le copie depositate per legge e uno scarto fisso del 3% della tiratura. Su una tiratura minima di 500 copie, le copie che “contano” davvero sono meno di 400.
Il rendiconto arriva una volta all’anno
Il pagamento viene rendicontato ogni anno, entro luglio, con i dati chiusi al 31 dicembre precedente. Significa che puoi aspettare fino a 18 mesi per incassare i proventi del primo semestre di vendite. I dati mensili sono disponibili su richiesta, ma il denaro arriva una volta sola.
Un diritto che la legge ti dà, ma il contratto non menziona
La legge sul diritto d’autore riconosce all’autore il diritto morale di ritirare l’opera dal commercio per gravi ragioni morali. Il contratto Lumien non ne parla. Questo non significa che il diritto non esista — è indisponibile, nessun contratto può toglierlo — ma significa che dovresti fartelo valere autonomamente e l’editore non è tenuto ad agevolarlo. Vale la pena saperlo.
Il giudizio finale
Il contratto Lumien è uno standard di mercato per una casa editrice medio-piccola. Non contiene trappole evidenti, non chiede soldi all’autore, divide correttamente le responsabilità. È un punto di partenza accettabile.
Ha, però, alcune clausole che lavorano a favore dell’editore più che dell’autore: la coda lunga dei diritti secondari dopo la scadenza, il meccanismo debole sul consenso per le cessioni a terzi, l’addendum digitale che resta in sospeso.
Nessuna di queste clausole è immutabile. Un autore che le conosce può chiedere di modificarle prima di firmare e un editore serio è disposto a discuterne. Il punto è arrivarci preparati.
Firmare senza leggere va bene solo se l’alternativa è il cassetto. Ma se hai già un manoscritto che qualcuno vuole pubblicare, vale la pena sapere esattamente cosa stai cedendo — e per quanto tempo.
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