PCT: il caso del pignoramento di crediti verso terzi ex articolo 72bis del DPR 602/1973

In molti Uffici Giudiziari i Colleghi si trovano ad affrontare discussioni circa il deposito telematico in occasione di una procedura di recupero avviata da Equitalia ai sensi dell’articolo 72bis di cui al DPR 29.09.1973, n. 602, ad esempio di un’istanza di conversione del pignoramento.

Si rende necessario chiarire la questione.

La disposizione citata recita: “1. Salvo che per i crediti pensionistici e fermo restando quanto previsto dall’articolo 545, commi quarto, quinto e sesto, del codice di procedura civile, e dall’articolo 72-ter del presente decreto l’atto di pignoramento dei crediti del debitore verso terzi può contenere, in luogo della citazione di cui all’articolo 543, secondo comma, numero 4, dello stesso codice di procedura civile, l’ordine al terzo di pagare il credito direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede:

a) nel termine di sessanta giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, per le somme per le quali il diritto alla percezione sia maturato anteriormente alla data di tale notifica;

b) alle rispettive scadenze, per le restanti somme.

2. Nel caso di inottemperanza all’ordine di pagamento, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 72, comma 2.”.

A sua volta, l’articolo 72 del DPR in esame dispone che “1. L’atto di pignoramento di fitti o pigioni dovute da terzi al debitore iscritto a ruolo o ai coobbligati contiene, in luogo della citazione di cui al numero 4) dell’articolo 543 del codice di procedura civile, l’ordine all’affittuario o all’inquilino di pagare direttamente al concessionario i fitti e le pigioni scaduti e non corrisposti nel termine di quindici giorni dalla notifica ed i fitti e le pigioni a scadere alle rispettive scadenze fino a concorrenza del credito per cui il concessionario procede.

2. Nel caso di inottemperanza all’ordine di pagamento si procede, previa citazione del terzo intimato e del debitore, secondo le norme del codice di procedura civile”.

Si tratta, pertanto, di una peculiare forma di pre-pignoramento, in cui l’Agente della riscossione può incassare il pagamento direttamente ordinandolo ad un terzo debitor debitoris, senza avviare una procedura giudiziale, che diviene solo eventuale in caso di inottemperanza.

Laddove, infatti, il terzo non adempia, l’Agente della riscossione è tenuto a procedere secondo le norme del Codice di Procedura Civile, trasformando l’ordine in un vero e proprio pignoramento presso terzi.

Si tratta di uno strumento extra-processuale e pre-processuale, peraltro di dubbia costituzionalità, posto che a mente dell’articolo 57 del medesimo DPR “1. Non sono ammesse:

a) le opposizioni regolate dall’articolo 615 del codice di procedura civile, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità’ dei beni;

b) le opposizioni regolate dall’articolo 617 del codice di procedura civile relative alla regolarità’ formale ed alla notificazione del titolo esecutivo.

2. Se e’ proposta opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, il giudice fissa l’udienza di comparizione delle parti avanti a se’ con decreto steso in calce al ricorso, ordinando al concessionario di depositare in cancelleria, cinque giorni prima dell’udienza, l’estratto del ruolo e copia di tutti gli atti di esecuzione”.

Non a caso, già pende questione di legittimità costituzionale di tale norma dinanzi la Consulta.

La correlazione con il processo telematico sorge in seguito al quesito di un Collega circa il modo in cui depositare un’istanza di conversione del pignoramento ai sensi dell’articolo 495 del Codice di Rito.

Va precisato che tale istanza, invero, ritenuta ammissibile ante riforma del 2005, appare attualmente di fatto non praticabile, soprattutto a causa della stringente tempistica entro cui presentare l’istanza. Inoltre, sotto il profilo giuridico, si è già precisato che non si tratta di un regolare pignoramento giudiziale, bensì di un atto extra-processuale, difettando, a rigore, il presupposto principale di applicabilità dell’articolo 495 del Codice di Rito.

Quanto al deposito telematico, sappiamo che l’articolo 16bis del D. L. 18.10.2012, n. 179, stabilisce che, nel processo esecutivo, debbano depositarsi in via obbligatoriamente telematica gli atti successivi all’atto con cui si inizia l’esecuzione.

Posto che, si ribadisce, il pignoramento di crediti verso terzi non avvia in senso proprio il procedimento esecutivo, esso è inidoneo a far scattare l’obbligo citato, ricadendo nelle ipotesi residue e residuali di deposito cartaceo degli atti successivi, qualora vi sia qualcosa da depositare: ad esempio, le opposizioni ex articoli 615 e 617 cpc, nei limiti in cui ammissibili, non anche, come detto, l’istanza di conversione.

Trattasi dell’ennesima ipotesi che il Legislatore non ha preso in considerazione ai fini del processo telematico (dato che l’Agente della riscossione può, peraltro, depositare cartaceamente l’eventuale pignoramento presso terzi in caso di inottemperanza all’ordine di pagamento), a testimonianza dell’impellente necessità di riformare compiutamente le norme inerenti il deposito telematico nel processo esecutivo, soprattutto rispetto ai casi regolati al di fuori del Codice di Rito.

In conclusione,  gli atti successivi al pignoramento di crediti verso terzi di cui al citato articolo 72bis DPR 602/1973 devono essere depositati e conseguentemente accettati in modalità cartacea dalla Cancelleria.

Caso analizzato col contributo della Dott.essa Angelica Carnevale.

Ringrazio lo scambio di opinioni in merito al caso con i Colleghi Andrea Pontecorvo, Nicola Gargano, Antonio D’Agostino, Antonino Garifo, Fabrizio Sigillò e Stefano Bogini.

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