Il principio dell’open by default nel Codice dell’Amministrazione Digitale

Sommario: 1. La novella degli articoli 52 e 68 CAD; 2. La nozione di dato aperto accolta dal CAD; 3.1. Questioni interpretative: la licenza; 3.2. Segue: Accessibilità; 3.3. Segue: gratuità; 4. Conclusioni

1. La novella degli articoli 52 e 68 CAD.

E’ entrato pienamente in vigore, a partire dal 19 marzo 2013, l’articolo 52 del Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (c.d. Codice dell’Amministrazione Digitale), come modificato dal Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, il quale ultimo ha novellato anche l’articolo 68 dello stesso Codice. Esso introduce nell’ordinamento italiano il principio denominato “open data by default”, raccogliendo pertanto il plauso della comunità open data italiana. L’importanza della previsione e le conseguenze che ne discendono impongono una prima disamina della norma, anche in virtù della sua collocazione nel corpo del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e della sua interpretazione sistematica con altre disposizioni pertinenti.

L’articolo 52 è inserito nel Capo V del CAD, rubricato “Dati delle pubbliche amministrazioni e servizi in rete”, sicché da tale gruppo di norme occorre partire. Va premesso che, seppur si suole indicare i dati aperti della c.d. Public Sector Information (PSI)1 col termine neutro open data, il lessico corretto impone di definirli open government data2 , che ne costituiscono un sottoinsieme riferibile ai soli dati del settore pubblico, dal momento che l’insieme open data ricomprende anche i dati aperti prodotti da privati. Il Capo V si apre con l’articolo 50, ai sensi del cui comma 1 “i dati delle Pubbliche Amministrazioni sono formati, raccolti, conservati, resi disponibili ed accessibili con l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che ne consentano la fruizione e riutilizzazione, alle condizioni fissate dall’ordinamento”. Questa costituisce la disposizione generale in tema di disponibilità dei dati pubblici, siano essi aperti o meno secondo la definizione di cui si dirà nel prosieguo (non a caso è rubricata “Disponibilità dei dati delle pubbliche amministrazioni”). L’articolo 52 CAD ne è una specificazione, trattando di “Accesso telematico e riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni” (questa la rubrica dell’articolo). Esso dispone in ordine all’accesso telematico non solo ai dati di cui parla l’articolo 50, ma anche ai documenti ed ai procedimenti della PA, nonché in ordine al riutilizzo di tali dati e documenti. Il D.L. 179/2012 è intervenuto, in particolare, sul comma 2 dell’articolo 52 CAD, ove è stato inserito, come accennato, il principio dell’open data by default3 . Ivi si prevede, infatti, che dati e documenti pubblicati, con qualsiasi modalità, dalle Amministrazioni che ne siano titolari, senza che sia adottata espressamente una licenza di cui al Decreto Legislativo 24 gennaio 2006, n. 36 (attuativo della Direttiva dell’Unione Europea sul riutilizzo dei dati pubblici 2003/98/CE), “si intendono rilasciati come dati di tipo aperto ai sensi dell’articolo 68, comma 3” del CAD. Aggiungendo che l’adozione della predetta licenza deve essere motivata in base alle linee guida nazionali4 predisposte dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID), concernenti gli standard tecnici, le procedure e le modalità di attuazione del Capo V citato, al fine di garantire omogeneità del processo informativo a livello nazionale.

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